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In compagnia di alcuni volontari e degli operatori, un gruppo di ragazzi di ITER ha visitato le esposizioni permanenti.
Uno stupore che ci ha portato a soffermarci nella zona della 'Preistoria alpina' dove viene spiegato come l'uomo primitivo sia arrivato nelle Alpi e di come sia riuscito a sopravviverci oltre che alla sua evoluzione comportamentale. Viene anche detto che anche l'uomo di Neanderthal visse sulle Alpi per un certo periodo.

Abbiamo osservato anche la zona 'Fab Lab', un piccolo spazio in cui viene mostrato il lavoro della stampante 3D e i suoi innumerevoli utilizzi nell'uso comune.

Molto interessante la zona della Foresta pluviale.
L’area studiata va dalla Tanzania centro-meridionale al Kenya meridionale, ed è nota per l’elevato numero di specie endemiche , ossia specifiche di singole montagne o valli. Questa straordinaria ricchezza biologica è merito della foresta pluviale, che lì esiste ancora (è l’habitat primario in queste montagne), e della perfetta combinazione di altitudine e piovosità.

All'ultimo piano, si trova la terrazza panoramica, che offre una stupenda vista sulla città di Trento.

Finalmente è arrivata la befana! O meglio, erano ben quattro befane e un befano che hanno messo in scena la storia della condivisione e della generosità che si è tradotta nella divisione delle scope tra le giovani Befane.

Grazie ai volontari che si sono prestati alla commedia, agli amici della cooperativa come l’alpino Alfredo che ha offerto le omlette per tutti.

E un brindisi per la Befana che ci ha fatto vivere un pomeriggio divertente con il gioco della tombola e tanti regalini per tutti.

 

 

Si è conclusa con il seminario “Abitare il domani” la due giorni dedicata all’inclusione sociale delle persone con disabilità organizzata dalle cooperative sociali Il Ponte e Iter in collaborazione con il consorzio Consolida e il Mart, con il sostegno di etika (progetto della Cooperazione trentina e Dolomiti energia), la Provincia autonoma di Trento e i Lions Club Rovereto San Marco. Dopo lo spettacolo teatrale “Cerchiandoci. Lentamente molto lentamente” di ieri sera in un Auditorium Melotti tutto esaurito, i laboratori e le visite guidate di stamattina, entrambi condotti da persone con disabilità o autismo, nel pomeriggio la riflessione si è concentrata sul tema dell’abitare autonomo e inclusivo.

Carlo Francescutti, Direttore del Servizio integrazione lavorativa dell’Azienda per l’assistenza sanitaria di Pordenone già coordinatore scientifico dell’Osservatorio nazionale della disabilità, è partito dalla Convenzione Onu del 2006, ratificata anche dall’Italia, che ha cercato di tradurre in principi il bisogno fondamentale dell’uomo di sentirsi a casa stabilendo che alle persone con disabilità va garantita la possibilità di scegliere, su base di eguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza, dove e con chi vivere. La legge nazionale sul cosiddetto Dopo di noi, come quella trentina, afferma che i progetti relativi all’abitare devono essere preparati prima che le famiglie non siano più in grado di assistere i propri cari. “Si tratta certamente di progetti complessi – ha sottolineato Francescutti – che richiedono grandi competenze scientifiche e operative, ma nel contempo non possono prescindere dalle relazioni umane che implicano un lavoro di negoziazione con tutti i protagonisti; spesso ad esempio sono le famiglie ad impedire processi di emancipazione perché hanno paura, perché sono sempre state lasciate da sole, perché vogliono proteggere i loro figli:” I diritti dichiarati universalmente, per molti però sono ancora solo sulla carta., basti ad esempio pensare a quelle con autismo. “Fino a qualche anno fa gli adulti con autismo non avevano quasi nessuna competenza, oggi grazie alla diagnosi e l’intervento precoci – ha sottolineato Paola Venuti, Direttrice del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento – ci troviamo di fronte ad adolescenti, con una vera e propria neurodiversità, ovvero abilissimi in alcune aree e assolutamente incapaci in altre, tipo quella sociale. Quando cresceranno avranno gli stessi bisogni degli altri adulti: lavorare e avere un contesto di vita proprio. Dobbiamo perciò iniziare a immaginare modelli e percorsi che permettano un progressivo distacco dalla famiglia e l’acquisizione di autonomie. In Italia non ci sono ancora esperienze in questa direzione, qualcuna all’estero, ad esempio negli Stati Uniti. Come Università insieme alla cooperativa Il Ponte stiamo pensando ad un progetto di coabitazione di studenti con giovani con autismo, che dia ai primi la possibilità di un alloggio a costi ridotti e ai secondi un sostegno nell’acquisizione di abilità anche molto semplici ma fondamentali per l’autonomia.”

La situazione in Trentino

Sei mesi fa il Consiglio provinciale ha adottato all’unanimità una legge sul cosiddetto “Dopo di noi” che si ispira ai principi contenuti nella Convenzione dell’Onu. “Sono norme – ha affermato Serenella Cipriani, presidente Consolida – nelle quali ci riconosciamo pienamente, ora però occorre anche attuarle, stabilendo ad esempio i criteri di attribuzione delle risorse stanziate e valorizzando la capacità degli enti del Terzo Settore capaci di attivare anche risorse private, come quelle delle famiglie, attraverso legami fiduciari.”  Le cooperative sociali da alcuni anni hanno iniziato a lavorare sul tema dell’inclusione abitativa dando vita a progetti sperimentali e confrontandosi con altre realtà come quella della Fondazione Down FVG di Pordenone. “Le esperienze delle cooperative sociali, sostenute sia da finanziamenti pubblici che privati, devono diventare un sapere collettivo se si vuole garantire a tutti l’accessibilità ai diritti. Dobbiamo lavorare in rete partendo da queste sperimentazioni e costruire una cultura comune degli operatori, coinvolgendo anche le famiglie e la cittadinanza. Questi progetti ci stanno insegnando: ad esempio, che è certamente necessario elaborare metodologie e strumenti, anche giuridici e finanziari, ma occorre evitare la standardizzazione perché ogni storia di vita è diversa, e diversi sono i contesti territoriali; un conto, infatti, è sostenere un percorso di vita autonoma in una città come Trento e Rovereto, altro è farlo in un piccolo paesino di montagna.” L’invito di Consolida a lavorare in rete è stato raccolto da Federica Sartori, Dirigente Servizio politiche sociali della Provincia autonoma di Trento: “sul tema della disabilità, oggi siamo di fronte a due grandi sfide: oltre a scrivere i criteri per l’assegnazione delle risorse e di valutazione, dobbiamo anche innovare l’esistente, rileggendo ciò che già c’è in base alle intuizioni che emergono dal territorio. Le istituzioni hanno il compito di fare sintesi, ma queste sono sfide su cui lavorare insieme.

Il progetto Io Domani

Il racconto della vita di Enia attraverso le parole della mamma Liliana – raccolte da Silvia De Vogli e interpretate oggi al Mart dall’attrice Martina Scienza – inizia nel 1958 ed è in un certo senso la storia della disabilità in Italia. Medici che non riescono a fare una diagnosi, scuole che la respingono, ricoveri in istituto con la speranza che lì abbiano più strumenti di una madre e di un padre per aiutarla; luoghi da cui però tenta di scappare al punto di buttarsi dalla finestra e rompersi un ginocchio. E quindi a casa con la mamma per anni e anni, fino al 1992 quando comincia a frequentare il centro diurno della cooperativa Il ponte. Una storia, quindi, di diritti negati per decenni fino a quando la accolgono servizi diurni adatti ai suoi bisogni e ai suoi desideri. Rimaneva da fare “l’ultimo miglio”, perché ha detto la madre Liliana “noi genitori, non viviamo mica per sempre.”. Questo ultimo tratto Enia ha iniziato a percorrerlo grazie a “Io Domani”, il progetto delle cooperative sociali di Iter e Il Ponte che si aggiunge ad altri curati sul territorio dalle associate di Consolida sostenuti dal Fondo sociale etika e dalla Provincia autonoma di Trento. “Con “Io Domani” – ha raccontato Filippo Simeoni, direttore de Il Ponte – oltre ad un lavoro di coinvolgimento e di supporto alle famiglie, stiamo sostenendo lo sviluppo delle abilità per le persone con disabilità coinvolte – penso alle azioni quotidiane come fare la spesa, cucinare, gestire la casa – ma anche di costruzione di legami con il vicinato. La casa dove si svolgono questi percorsi, infatti, non è stata scelta a caso, è in un quartiere popolato e ricco di servizi e piccoli negozi. Al momento le persone con disabilità coinvolte, compresa Enia, sono 10 e contiamo di arrivare a 25 entro il 2020”. Si tratta di percorsi che hanno bisogno di tempo, al momento le persone stanno sperimentando alcuni week end lunghi; e che non sono sempre lineari, ci possono essere momenti critici, di sosta, talvolta anche dei passi indietro, ma poi si riparte e si continua il cammino verso l’autonomia”.

Vi invitiamo a partecipare all’incontro con intrattenimento

Percorsi di vita: l’abitare per persone con disabilità
venerdì 30 novembre
Dalle 14.30 alle 17 presso la Sala Conferenze del Mart

Seminario a ingresso libero

Programma:

“Enia, dorme sola” interpreta Martina Scienza

Saluti istituzionali

Carlo Francescutti, Direttore del Servizio integrazione lavorativa dell’Azienda per l’assistenza sanitaria di Pordenone

Paola Venuti, Direttrice del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento

Luisa Morassut, Fondazione down Friuli Venezia Giulia

Filippo Simeoni, Direttore cooperative sociale Il Ponte

Serenella Cipriani, Presidente consorzio Consolida

Federica Sartori, Dirigente Servizio politiche sociali della Provincia autonoma di Trento

Modera Alberto Faustini

 

Promuovono le cooperative sociale ‘Iter’ e ‘Il Ponte’ in collaborazione con il MART e Consolida.

Con il sostegno di Lions Club Rovereto – Etika – Provincia autonoma di Trento

 

 

Un laboratorio di teatro che ha coinvolto per un anno diciassette ospiti delle cooperative Iter e Il Ponte con l’obiettivo ultimo il mettere in gioco le abilità dei ragazzi per una crescita all’interno di un gruppo dalle caratteristiche speciali.

Via aspettiamo allo spettacolo teatrale

CERCHIANDOCI, Lentamente, molto lentamente

giovedì 29 novembre - ore 20.30 presso l’Auditorium Melotti
 

Un elogio alla lentezza come risorsa per scoprire un ritmo intimo e personale, per darsi il tempo che serve per fare le cose per bene, per pensare e riflettere accettando anche la fragilità che è in ognuno di noi.

Ingresso ad offerta libera.

Gradita prenotazione presso le cooperative
 

‘Il Ponte’ tel 0464 438595

‘Iter’ tel 0464 401611

 

 

 

Si è conclusa ad Ala la mostra fotografica 'Primi passi verso la pace. Da Serravalle a Villa Giusti' ospitata a Palazzo Pizzini e promossa dal Comune di Ala, in collaborazione con Comunità della Vallagarina, Provincia autonoma di Trento, Museo Storico Italiano della Guerra e Comune di Avio.

La mostra fotografica, realizzata dal Museo Storico Italiano della Guerra, illustra le fasi che hanno portato dalla richiesta dell’armistizio a Serravalle all’Adige fino alla firma dell’armistizio a Villa Giusti - siglato il 3 novembre 1918 - e alla fine della guerra.

I ragazzi del progetto culturale di Iter hanno visitato le sale dedicate a ricordare i giorni che portarono all'armistizio fra l'Impero austro-ungarico e l'Italia/Intesa. 

 

Un momento di arricchimento culturale per tutto il gruppo culturale all'interno del 'Progetto Itinerari'.

#Ala #sociale #Iter #100anni #Progettoitinerari

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