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Chi ha paura dei ragni? I 18 ragazzi della cooperativa Iter che hanno visitato la mostra “Spider” a Bolzano sicuramente non soffrono di aracnofobia, ossia la paura dei ragni, una delle più comuni fobie in Europa e Nord America.

La mostra scientifica, allestita con ragni vivi al Museo delle scienze naturali del capoluogo altoatesino, è la più grande in Europa: 50 terrari, appositamente realizzati, ospitano 40 specie di ragni, tra cui le tarantole più grandi del mondo, 7 specie di scorpioni e 3 di scolopendre. 

I ragazzi hanno osservato incuriositi le diverse specie, scoperto le caratteristiche del loro veleno e le ingegnose strategie di caccia.

Dalla terra all’acqua. Dopo aver studiato i “ragni” si sono lasciati incantare dagli acquari che ospitano anche il Nautilus, il cosiddetto “fossile vivente”: i Nautiloidi vivono nei mari della Terra da 400 milioni di anni, insomma sono più antichi dei dinosauri! Dopo aver ammirato questo straordinario pezzo di preistoria, la giornata al Museo delle scienze di Bolzano non poteva che concludersi con un ritorno alla nostra terra e alla mostra dedicata agli animali delle Alpi.

Guarda il video della giornata.

 

Vivi con noi l'anteprima del tuo matrimonio il 21 gennaio 2018 ore 10.00-18.00 presso Castel Pietra a Calliano (Tn)

9 Gennaio, 2018

Presso lo stand 68, Gioielleria Comper con i preziosi e Cooperativa Sociale Iter con le linee di annunci e bomboniere vi aspettano per potervi stupire, personalizzando e rendendo unici e dettagli più importanti di quello che sarà il Vostro Giorno più Bello. 

 

Mani sapienti, depositarie di conoscenze che si tramandano da tre generazioni; giovani mani, che conoscono la precisione e la pazienza. È dall’incontro di queste due abilità che sono nate le “Bags” di Iter, borse realizzate con teloni pubblicitari, vele dei windsurf dismesse, stoffe ricercate nelle trame e nei colori. Oggetti unici, lavorati con cura, rifiniti con tracolle e manici ricavati dalle cinture di sicurezza delle auto. Da una parte i saperi di uno storico laboratorio, “Pelletteria Dalbosco” di Borgo Sacco, dall’altra la meticolosità dei ragazzi della cooperativa sociale Iter.

Nel team ognuno ha il suo compito: i ragazzi lavano i materiali di recuperano, tagliano teloni e stoffe, secondo i modelli delle quattro linee proposte, e creano dei veri e propri in kit;  il laboratorio artigianale assembla con cura, valorizzando il lavoro preparatorio.  

“Ci ha fatto davvero piacere la proposta della cooperativa e ci è piaciuto lo spirito dell’iniziativa che riconosce del lavoro artigiano fatto di prodotti, proprio perché artigianali, unici e irripetibili” ci ha raccontato Colette Dalbosco che ha raccolto l’eredità del padre Fulvio, ancora operativo, e del nonno Ettore. Il negozio laboratorio è situato in un edificio ricavato dall’antica chiesa di San Romedio, bombardata durante la seconda guerra mondiale. “Dell’edificio sacro, dove si fermavano i viandanti a riposare, è rimasto solo un piccolo bagno; il resto è stato costruito 50 anni fa quando mio nonno acquistò l’immobile e cominciò a lavoraci con mio padre come calzolaio”. Dalle scarpe alla lavorazione del pellame il passaggio è stato naturale. “La richiesta di borse, borsette, portafogli e cinture su misura non ha mai conosciuto veramente la crisi, mentre sulle riparazioni, che oggi vanno per la maggiore, tra il 1985 e il 2000, quando il negozio era più grande, la richiesta era calata notevolmente”. Con la crisi è invece ritornato in auge il “recupero”. “Il bello delle riparazioni è che dietro ogni oggetto c’è una storia e le persone ci tengono a raccontartela; è un modo per farti capire l’importanza che l’oggetto ha per loro”. Quante storie Colette e suo padre hanno ascoltato in questi anni, storie intrise di ricordi, di esperienze e di gioie o storie velate da una sottile malinconia.

“Questo non è un lavoro che si paga a ore, ci deve essere la passione. La gioia del cliente che ha recuperato un oggetto carico di ricordi ci gratifica e la consideriamo parte del compenso”, ci ha detto Colette.

“Collaborazioni come quella con la pelletteria Dalbosco, per i ragazzi, sono sia preziose occasione di crescita professionale sia la possibilità di veder valorizzato e apprezzato il loro lavoro”, ci ha detto Paolo Mazzurana, direttore di Iter.

E lavorando assieme nascono anche nuove idee come la linea “Winter Bags” borse rifinite con stoffe dai colori caldi e dalle trame tipicamente “invernali”, esposte nel negozio-laboratorio “Nepiùnemeno” in centro città a Rovereto.

 

Protagonista dell’aperitivo, che si terrà alla libreria Piccolo Blu di Rovereto,  sarà un progetto davvero originale, nato dalla collaborazione tra la libraia Patrizia Barbara e la cooperativa Iter. Tutto è partito da un incontro casuale tra il direttore della Iter, Paolo Mazzurana, e l’eclettica grafica Licia Zuppardi, ospite in libreria. Chiacchierando è nato il progetto “Specialmente Timbri” che ha prodotto delle scatole rivestite con carte speciali, impresse a mano da un gruppo di ragazzi delle cooperativa, con timbri realizzati da loro.

Un lavoro meticoloso che ha comportato anche l’apprendimento di una tecnica nuova, l’utilizzo di sgorbie e gomme per realizzare i timbri, e che ha sollecitato la fantasia di Mauro, Andrea, Veronica e Maddalena.

Dettagli sul progetto "Specialmente Timbri" nella sezione Progetti del sito.

 

 

È più vecchio della Piramide di Cheope e del sito di Stonehenge, in Inghilterra. Di chi stiamo parlando? Ma di Otzi, naturalmente, conosciuto anche come “Uomo venuto dal ghiaccio”, perché proprio dal ghiaccio è riemerso quasi 30 anni fa ed è stato notato da una coppia di alpinisti di Norimberga. Era il 19 settembre 1991. 

Risalente ad un’epoca compresa tra 3300 e il 3100 a.C. (età delrame) è la prima scoperta al mondo di un corpo umano conservato perfettamente, con l’abbigliamento completo e numerosi oggetti di equipaggiamento.

La sua storia, affascinate e in parte ancora misteriosa, ha incuriosito i ragazzi della Iter che hanno chiesto di visitare il museo dove il famoso reperto antropologico, ritrovato sulle Alpi Venoste, è conservato.

Il Gruppo Itinerari ha valutato la proposta e, riconosciuta la valenza culturale dell’iniziativa, hanno accettato.

Nei giorni scorsi, dieci ragazzi assieme a due operatori e due volontari, hanno perciò raggiunto Bolzano e visitato la “casa” della famosa mummia, dove hanno potuto conoscere un po’ meglio la sua storia e quelle dagli uomini e delle donne che vissero nell’età del rame.  

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